Rottamazione locale, dubbi sull’estensione alle cartelle Ader – Riscossione esternalizzata, il credito resta del Comune anche se è affidata a concessionari – Imu, Tari e multe locali: rottamazioni autonome dalla sanatoria erariale – Tari mignon al Nord. Sud con la mano più pesante
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Rottamazione locale, dubbi sull’estensione alle cartelle Ader
Definizione agevolata delle entrate locali nel caos. Il Mef sembra aprire la porta alla possibilità che la rottamazione quinquies coinvolga le entrate territoriali gestite da Ader ma tale estensione si scontra con le norme della Manovra che sembrano escludere del tutto tale ipotesi. Con la conseguenza che, stante l’attuale quadro normativo disegnato dalla legge di bilancio, i comuni rischiano di trovarsi con le mani legate nell’applicare le regole della definizione agevolata locale alle cartelle Ader riguardanti entrate comunali (per esempio le multe stradali in tantissimi comuni, in primis Roma Capitale ma anche Palermo). E’ quanto emerge dalla replica che il sottosegretario al Mef Federico Freni ha dato in commissione finanze della Camera in risposta a un’interrogazione del deputato di Forza Italia Vito De Palma che chiedeva al governo di precisare i confini della definizione agevolata dei tributi locali.
“Rimane quindi il limite dell’esclusione di qualsiasi decisione comunale con riferimento ai carichi affidati a Ader, la cui definizione è possibile solo se esplicitamente prevista dalla legge statale”, aveva concluso l’Ifel. Ma, come detto, per il momento la legge statale esclude questa chance e, salvo future correzioni normative, il discorso dovrebbe essere chiuso. La definizione agevolata potrà invece essere estesa ai casi in cui l’ente territoriale effettui direttamente la riscossione coattiva o si avvalga dei concessionari della riscossione. In questo caso, gli enti potranno prevedere “analoghe forme di definizione” rispetto alla legge statale. Quindi ad esempio stesso numero di rate e stesso perimetro. Ma la decisione sarà comunque in capo agli enti.
Riscossione esternalizzata, il credito resta del Comune anche se è affidata a concessionari
La deliberazione n. 1/2026 della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per il Veneto offre un quadro ampio e articolato delle modalità di riscossione adottate dai Comuni nel biennio 2022-2023, che, pur riferite alla regione Veneto, presentano profili di criticità comuni a larga parte degli enti locali. La pronuncia mette in luce criticità strutturali che incidono direttamente sull’attendibilità del bilancio e sulla capacità di governo delle entrate locali. Tra queste, merita una particolare riflessione la gestione delle entrate affidate a concessionari, soprattutto quando l’esternalizzazione si accompagna alla tendenza ad accertare le entrate “per cassa”, ossia in misura corrispondente alle somme effettivamente riscosse e riversate, anziché all’ammontare del credito complessivamente maturato.
Imu, Tari e multe locali: rottamazioni autonome dalla sanatoria erariale
Le sanatorie che da quest’anno i Comuni e gli altri enti locali possono introdurre su Imu, Tari, multe e tariffe di loro competenza viaggeranno in parallelo alla rottamazione quinquies e alle sue eventuali, oggi improbabili, repliche, senza quindi che i due binari possano intrecciarsi. Il principio è stato ribadito ieri dal ministero dell’Economia in risposta a un question time in commissione Finanze alla Camera. L’obiettivo del legislatore è quello di lasciare piena autonomia agli enti territoriali, ha sottolineato il sottosegretario all’Economia Federico Freni. E questa autonomia, all’atto pratico, produce due ordini di conseguenze. La prima è la possibilità per le amministrazioni locali di scegliere tempi e modalità applicative delle proprie rottamazioni, che possono ridurre o azzerare sanzioni e interessi senza però intaccare la quota capitale, esattamente come succede per le rottamazioni erariali. Ma dall’altro lato gli enti che hanno affidato le proprie entrate all’agenzia delle Entrate Riscossione non potranno chiederle di gestire le pratiche per le definizioni agevolate deliberate a livello locale.
Tari mignon al Nord. Sud con la mano più pesante
L a polaroid della Tari relativa al 2025 restituisce l’immagine di un’Italia spaccata in due. Si va dai 650 euro annui richiesti alle famiglie di Pisa ai soli 180 euro di La Spezia, con gran parte dei comuni del Sud oltre quota 500 e numerosi capoluoghi del Nord che restano sotto i 210 euro. Anche tra le Città Metropolitane il divario è evidente, con Genova che guida la classifica dei costi più elevati, mentre Bologna si conferma la più virtuosa. A Milano, insospettabilmente, si paga meno di 300 euro. Nel frattempo, la media nazionale sale a 350 euro, segnando un incremento del 3,73% rispetto all’anno precedente. Sono i dati che emergono dall’ultimo studio del Servizio Stato Sociale della UIL, che denuncia un sistema di gestione dei rifiuti “frammentato e iniquo”, incapace di garantire servizi adeguati nonostante aumenti tariffari costanti.
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