Stampa & Tributi del 30 Luglio 2026

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Federalismo fiscale,nuovo okdel Governoma è allarme sui fondidel trasporto pubblico

Lo sprint, però, ha creato parecchi allarmi. Quello più intenso risuona dalle parti del traporto pubblico locale, investito da una rivoluzione inattesa nei meccanismi di finanziamento. In sintesi estrema, il decreto trasforma in compartecipazione all’Irpef l’attuale fondo nazionale per il trasporto locale, perché nella finanza pubblica federalista i trasferimenti statali non hanno cittadinanza. Il cambio di etichetta, però, è innocuo solo all’apparenza. Prima di tutto, il fondo sembra perdere i 240 milioni all’anno stanziati in più tappe per finanziare il rinnovo contrattuale del settore, passando quindi a 5,259 miliardi. Ma, soprattutto, queste risorse entrano nel calderone della quota di Irpef nazionale girata alle Regioni, che secondo il provvedimento vale 5,828 miliardi sostituendo anche l’attuale quota di compartecipazione Iva extra sanitaria (424 milioni) e i fondi per l’erogazione gratuita dei libri di testo (110 milioni) e per il diritto allo studio (34 milioni).

Federalismo fiscale, il decreto va avanti

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli e del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha adottato ieri, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, una deliberazione motivata sullo schema di decreto legislativo recante “Disposizioni in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale”, sul quale, nella seduta straordinaria del 28 luglio 2026, la Conferenza unificata ha sancito la mancata intesa (si veda ItaliaOggi di ieri).

Federalismo fiscale, attuazione a rischio semplice riallocazione contabile delle risorse

Il federalismo fiscale a costo zero rischia di non essere federalismo. Può morire prima ancora di nascere. Non perché manchi una norma costituzionale che lo consenta. L’articolo 119 della Costituzione continua a essere lì, immutato. Può morire perché la sua attuazione rischia di essere sostituita da una semplice riallocazione contabile delle risorse, costruita per non alterare gli equilibri della finanza pubblica statale.

È un obiettivo comprensibile. Nessun Governo può ignorare il rispetto degli equilibri di bilancio. Il problema nasce quando la tutela degli equilibri finanziari finisce per comprimere il contenuto stesso della riforma.

Il ravvedimento operoso a «geometria variabile» salva la parrocchia dall’Imu ma non da sanzioni per omessa denuncia

Gli immobili della parrocchia, destinati ad attività pastorali, sarebbero esenti dall’Imu, sempre e comunque. L’obbligo annuale della dichiarazione potrebbe essere aggirato avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso. La corte di giustizia tributaria di primo grado di Milano, in composizione monocratica, con sentenza n. 2968, depositata il 20 luglio 2026, ha riconosciuto il diritto all’esenzione dall’imposta, annullando parzialmente l’avviso di accertamento per omesso versamento dell’Imu ma confermando le sanzioni irrogate: «(Omissis) respinta la censura concernente il contraddittorio preventivo e assorbita ogni ulteriore questione, il ricorso deve essere parzialmente accolto, con riconoscimento del diritto della ricorrente all’esenzione Imu per l’annualità oggetto di causa e conferma delle sanzioni irrogate per la tardiva presentazione della dichiarazione. La reciproca soccombenza giustifica l’integrale compensazione delle spese di lite». In altre parole, il ravvedimento sanerebbe l’omissione dichiarativa quel tanto che basta per ottenere l’esenzione ma non abbastanza per eliminare le sanzioni.

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Il video

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Il podcast

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