L’IA a supporto della giustizia. Dall’anagrafe alle tasse, l’IA è realtà nel 70% dei paesi Ocse. Dal Trentino al Lazio, l’Italia testa l’intelligenza artificiale nella P.a.. Danno erariale per contributi indebiti, gestione sempre imputabile all’associazione rappresentata. La Cassazione è giudice del fatto. L’esonero Tari è condizionato. L’avviso bonario non è sempre obbligatorio. Il contraddittorio dev’essere integrato. Rifiuti, parte il servizio conciliazione: obblighi e sanzioni per i gestori.
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L’IA a supporto della giustizia.
L’ intelligenza artificiale sta entrando nei tribunali con compiti sempre più rilevanti. Non si limita più a sperimentazioni marginali: oggi analizza e smista ricorsi, redige bozze di sentenze, trascrive udienze, traduce atti e aiuta i giudici nella ricerca giuridica. Funzioni che fino a ieri richiedevano ore di lavoro umano vengono ora svolte in pochi secondi da algoritmi addestrati sui dati della giustizia. Il potenziale è enorme, come spiega il nuovo rapporto Ocse Governing with Artificial Intelligence. Nei sistemi di giustizia, spesso appesantiti da arretrati infiniti e da procedimenti che durano anni, l’AI promette di alleggerire il carico e restituire velocità. In Francia, la Corte di Cassazione ha già messo a punto un sistema capace di smistare automaticamente i ricorsi nelle varie sezioni, imparando dalle decisioni del passato: un lavoro che manualmente richiede giorni e che invece, grazie all’algoritmo, si risolve in pochi secondi.
Dall’anagrafe alle tasse, l’IA è realtà nel 70% dei paesi Ocse.
Il 70% dei paesi Ocse ha già introdotto l’intelligenza artificiale nei propri uffici e nei servizi pubblici per migliorare i processi interni. Non si tratta più di semplici progetti pilota confinati a qualche laboratorio o a iniziative sperimentali: in molti casi parliamo di strumenti già operativi, che ogni giorno supportano funzionari e cittadini. Gli esempi sono concreti e in crescita: assistenti digitali che guidano le persone tra moduli e procedure online, algoritmi che incrociano milioni di dati per smascherare frodi fiscali, sistemi predittivi che aiutano i tribunali a smaltire più rapidamente i flussi dei procedimenti giudiziari. L’intelligenza artificiale è destinata a cambiare la fisionomia dei governi almeno quanto ha già trasformato le imprese. Finora le tecnologie sono state impiegate soprattutto per automatizzare processi amministrativi ripetitivi e per semplificare l’interazione con i cittadini, ma la traiettoria è più ambiziosa: servizi pubblici personalizzati, sistemi di prevenzione delle frodi sempre più sofisticati, supporto alle decisioni politiche basato su scenari predittivi.
Dal Trentino al Lazio, l’Italia testa l’intelligenza artificiale nella P.a..
Dalla montagna trentina ai ministeri romani, passando per i bandi della Toscana. L’ultimo rapporto Ocse raccoglie alcuni casi emblematici che mostrano come l’IA, se ben utilizzata, possa aiutare a gestire risorse limitate, snellire controlli e rafforzare la trasparenza delle decisioni pubbliche. In Trentino, l’IA è entrata nel cuore di un settore tradizionale come l’agricoltura. L’Agenzia provinciale per i pagamenti (Appag) distribuisce contributi agli agricoltori sulla base della superficie coltivata e del rispetto di pratiche sostenibili, come lo sfalcio manuale o il minore uso di pesticidi. Fin qui nulla di nuovo: ma i controlli sulle migliaia di domande presentate ogni anno sono sempre stati un nodo critico. Le risorse a disposizione per le ispezioni sono limitate e scegliere dove intervenire diventa fondamentale. Con l’aiuto dell’Ocse, i criteri di rischio sono stati rivisti introducendo algoritmi capaci di individuare le domande più sospette. In pratica, l’IA ha permesso di riconoscere con maggiore precisione i casi “a rischio”, orientando i controlli verso le situazioni in cui era più probabile trovare irregolarità.
Danno erariale per contributi indebiti, gestione sempre imputabile all’associazione rappresentata.
Nel caso di danno erariale per indebita percezione di contributi pubblici ha carattere inderogabile il principio secondo cui la responsabilità patrimoniale-contabile a carico di una persona giuridica presuppone l’accertamento di condotte illecite imputabili a persone fisiche. Infatti le persone giuridiche rispondono in via oggettiva con il loro patrimonio per il fatto dannoso dei relativi rappresentanti legali, ai quali deve imputarsi l’attività gestoria illecita che va puntualmente accertata perché possa essere aggredito il patrimonio della persona giuridica rappresentata. È quanto affermato dalla Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per il Veneto, con la sentenza n. 296/2025.
La Cassazione è giudice del fatto.
In presenza di un “error in procedendo” del giudice di merito la Cassazione diventa giudice del fatto e ha il potere di esaminare direttamente gli atti di causa. Tuttavia, tale vizio non è rilevabile “d’ufficio” e non è compito della Corte ricercare e verificare autonomamente i documenti: è quindi necessario che la parte ricorrente indichi gli elementi individuanti e caratterizzanti il “fatto processuale” di cui richiede il riesame e la corretta soluzione rispetto a quella erronea praticata dai giudici di merito. La violazione di tale prescrizione rende inammissibile il motivo di ricorso. Sono le conclusioni che si leggono nell’ordinanza n. 22706/2025 emessa dalla sezione quinta della Cassazione civile tributaria, depositata in cancelleria il 6 agosto scorso.
L’esonero Tari è condizionato.
Decisivi contratti e fatture per dimostrare lo smaltimento di rifiuti speciali. Una società che produce questa tipologia di rifiuti ha diritto all’esenzione dal pagamento della Tari solo se dimostra il loro smaltimento tramite ditte specializzate, depositando presso il Comune il contratto e le relative fatture pagate. L’esonero dalla tassa rifiuti ha la finalità di evitare una duplicazione dei costi. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, sezione tributaria, con l’ordinanza n. 22116 del 31 luglio 2025
L’avviso bonario non è sempre obbligatorio.
Non vi è obbligo di trasmissione dell’avviso bonario, preventivo alla cartella di pagamento, laddove l’esito dei controlli automatizzati ex art. 36 bis del dpr n. 600/1973 non abbia comportato rettifiche della dichiarazione, ma solo l’indicazione di versamenti non rinvenuti. È quanto specificato dalla Corte di giustizia tributaria di I grado di Milano, nella sentenza n. 1339/2025 del 21 marzo scorso.
Il contraddittorio dev’essere integrato.
Il mancato riscontro all’ordine del giudice di integrazione del contraddittorio anche nei confronti dell’ente impositore espone il ricorso a inammissibilità se notificato soltanto contro il concessionario della riscossione in spregio a quanto prevede oggi l’art. 14, comma 6 bis, del dlgs n. 546/1992. È il canone desumibile dalla sentenza n. 914/2025 emessa dalla Cgt di I grado di Latina (giudice monocratico Costantino Ferrara) e depositata l’8 agosto.
Rifiuti, parte il servizio conciliazione: obblighi e sanzioni per i gestori.
Da mercoledì prossimo, 1° ottobre, parte il servizio Conciliazione anche per il settore rifiuti. La scadenza era stata scritta da Arera nella delibera n.574 del 27 dicembre 2024. In quella delibera l’Autorità ha esteso anche al settore dei rifiuti i meccanismi di tutele degli utenti già disciplinati per i settori elettrico e idrico, e la procedura è analoga salvo alcune eccezioni. Il sistema di tutele Arera ha una struttura multilivello con due macroaree: una relativa a informazioni e assistenza e l’altra alla soluzione delle controversie. La prima si sostanzia in un punto unico informatico di contatto a livello nazionale, ed è stata attivata il 1° aprile. La seconda macroarea, quella che partirà dal 1° ottobre, prevede l’attivazione di una procedura conciliativa, quale strumento di secondo livello, in caso di mancata soluzione della problematica mediante reclamo. Gli strumenti relativi alle due macroaree sono gestiti, per conto di Arera, da Acquirente Unico mediante lo «Sportello per il consumatore Energia e ambiente» e il servizio Conciliazione.
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