Stampa & Tributi del 29 Dicembre 2025

Riforma fiscale, il decreto sui tributi si divide per superare lo stalloIn Italia la riscossione è a seccoPrima casa, stretta sulle agevolazioni ImuImmobili, i benefici non sono sine dieL’iscrizione all’Aire non comporta irreperibilitàTari, rilevano fatture e contrattiImposta di soggiorno, il gettito aumenta (e in parte va allo Stato)Notifica perfezionata secondo regole ad hoc

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Riforma fiscale, il decreto sui tributi si divide per superare lo stallo

la riforma fiscale sul terreno delle entrate locali (A.G. 276) si è impantanato per il «no» di Comuni e Regioni. Lo stallo però non può durare in eterno: anche perché le norme sul «federalismo fiscale» sono un obiettivo del Pnrr, pur se spostato dal primo al secondo trimestre del 2026 dalla rimodulazione straordinaria del Piano. Per aggirare l’ostacolo, si fa quindi strada nel Governo l’idea di spacchettare il provvedimento. Per ottenere l’intesa con le amministrazioni territoriali, indispensabile sul piano politico anche se non su quello tecnico, alle Finanze si lavora all’ipotesi di accantonare per il momento il gruppo di norme sulle compartecipazioni all’Irpef, che hanno acceso l’opposizione di sindaci e presidenti di Regione, e di portare di conseguenza avanti un primo decreto alleggerito, e limitato agli articoli “ordinamentali”

In Italia la riscossione è a secco

I n Italia il fisco continua a incassare meno di un euro su cinque di quanto accerta: nel 2024, su 72,3 miliardi di euro di evasione contestata, la riscossione effettiva si è fermata a 12,8 miliardi, pari al 17,7%, mentre il magazzino dei crediti fiscali continua a collocarsi tra i più elevati d’Europa. Su questo sfondo, proseguono gli sviluppi nella digitalizzazione del fisco e negli strumenti analitici oltre che nelle capacità di stima dell’evasione, ma restano le criticità strutturali nell’evasione delle imposte dirette, concentrata soprattutto tra i lavoratori autonomi, e nel peso delle spese fiscali, che sottraggono risorse rilevanti al gettito potenziale

Prima casa, stretta sulle agevolazioni Imu

A l fine di riconoscere le cosiddette agevolazioni “prima casa” anche a unità contigue utilizzate quali abitazione principale occorrerà che le stesse siano unitariamente accatastate. Lo specifica la sentenza n. 1739/2025 emessa dalla Cgt di I grado di Milano depositata il 15 aprile scorso. Il giudice milanese si è occupato di cinque ricorsi, poi riuniti, proposti da una contribuente avverso altrettanti avvisi di accertamento Imu relativi agli anni dal 2018 al 2022, confermando il principio secondo cui l’agevolazione riconoscibile sull’abitazione principale richiede la presenza di un’unica unità immobiliare anche a livello catastale.

Immobili, i benefici non sono sine die

L a Cassazione ha ripetutamente affermato che il termine massimo per la effettiva destinazione di un immobile non di lusso ad abitazione principale, beneficiando delle agevolazioni “prima casa” è di tre anni dall’acquisto, anche al fine di consentire all’ufficio delle Entrate di verificare la sussistenza dei benefici rivendicati dal contribuente interessato. Sono le conclusioni della terza sezione della Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Toscana, che si leggono sulla sentenza n. 1136/2025 depositata in segreteria il 27 ottobre scorso.

L’iscrizione all’Aire non comporta irreperibilità

È nulla la notifica di cartelle di pagamento presupposte a una intimazione se le stesse furono notificate al contribuente con il rito della cosiddetta “irreperibilità assoluta” pur risultando lo stesso, invece, soggetto iscritto all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). È quanto stabilito nella sentenza n. 1546/2025 emessa dalla Cgt di I grado di Milano e depositata il 7 aprile.

Tari, rilevano fatture e contratti

E senzione Tari per le superfici produttive dei rifiuti speciali condizionata dalle prove. L’esonero dal pagamento della tassa per le aree idonee alla produzione di rifiuti speciali spetta alle imprese solo se dimostrano di avere provveduto allo smaltimento mediante ditte specializzate, producendo copia dei contratti e delle fatture pagate, poiché la finalità dell’esenzione è di evitare la duplicazione dei costi. Lo ha ribadito la Corte di cassazione, sezione tributaria, con l’ordinanza 29265 del 5 novembre 2025.

Imposta di soggiorno, il gettito aumenta (e in parte va allo Stato)

Il piatto dell’imposta di soggiorno diventa sempre più ricco, tanto che anche lo Stato ha deciso di attingere a una parte del gettito destinato ai Comuni. Gli aumenti deliberati a livello locale e la crescita del numero delle città in cui si applica il tributo, infatti, stanno facendo lievitare gli incassi generati dall’imposta, che viene pagata da turisti e visitatori per ogni notte trascorsa nelle strutture ricettive di città d’arte e località vacanziere. Nel 2026, il gettito nazionale – secondo l’Osservatorio nazionale Jfc – dovrebbe superare 1,3 miliardi, con un incremento del 9,2% rispetto al 2025. L’anno prossimo l’imposta di soggiorno si pagherà in 20 nuovi Comuni (fra cui Avellino, Latina, Scandicci, Foligno, Aprilia e Moncalieri), portando a 1.409 il totale degli enti locali che l’hanno introdotta. Altri 41 Comuni hanno invece deciso di aumentare le tariffe. Inoltre, in 143 centri la discussione sull’introduzione del prelievo o sul suo aumento è in corso e quindi il totale è destinato a salire ancora.

Notifica perfezionata secondo regole ad hoc

L a notifica di una cartella di pagamento presupposta a un’intimazione è nulla se non adeguatamente corredata, da parte dell’ufficio, dell’avviso di ricevimento della raccomandata informativa nonché dell’avviso di avvenuto deposito (Cad)