La manovra alla prova dei LepRottamazione 5, rate più diluiteRavvedimento speciale comprensivoCanone patrimoniale, possibile al rivalutazione e la variazione del gettito attraverso la modifica delle tariffeSbloccati gli aumenti del canone unico patrimoniale
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La manovra alla prova dei Lep
Qui si parrà la nobilitate” del legislatore della legge di bilancio per il 2026 sulla volontà a attuare i Lep e il federalismo fiscale. Lo pensano, almeno, i sostenitori dell’attuazione della Costituzione, in particolare dell’articolo 117, comma 2 e dell’articolo 119.dalla legge di bilancio dipenderà il favorevole avvio della mutazione del sistema finanziario della Repubblica, che ha assunto oggi le sembianze di una cartina a scacchi, composta da caselle ove il “sole” dei servizi illumina i territori che ne godono e le “tenebre” dei diritti fondamentali che rendono buie alcune regioni del Mezzogiorno rimaste terre di nessuno.
Rottamazione 5, rate più diluite
R ottamazione, importo di ingresso del 5% sul debito e poi dilazioni per 9 anni. Selezione su debiti e debitori e rate di eguale importo. Sono alcune delle ipotesi su cui si lavora in questi giorni tra uffici ministeriali e Agenzia delle entrate Riscossione, per definire cornice e quadro della pace fiscale 2025, mentre ieri in commissione finanze Senato sono scaduti i termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge, padre il deputato della Lega Alberto Gusmeroli, sulla rottamazione a 120 rate. I tempi, però, per conoscere la rottamazione 5, si allungano e si intrecciano alla legge di bilancio 2025, non solo per far confluire le disposizioni del disegno di legge, rivedute e corrette, nel testo della manovra per il 2026 ma soprattutto per il nodo risorse.
Ravvedimento speciale comprensivo
R avvedimento speciale con seconda chance per chi si dimentica di pagare una rata del piano di dilazione: la sanatoria resta in piedi a patto che si saldi la rata entro la scadenza di quella successiva. Questo meccanismo non si applica però alla prima rata del piano che inderogabilmente, a pena di non “attivazione” della sanatoria, va corrisposta entro il 15 marzo 2026 (ed a partire dal 1 gennaio 2026) ed all’ultima, non avendo, per sua natura, una rata successiva in scadenza ed entro cui effettuare il saldo.
Canone patrimoniale, possibile al rivalutazione e la variazione del gettito attraverso la modifica delle tariffe
È possibile rivalutare annualmente il canone patrimoniale di concessione in base all’indice Istat dei prezzi al consumo rilevati al 31 dicembre dell’anno precedente. L’articolo 19-bis del Dl 95/2025 ha infatti modificato il comma 817 della legge 160/2019 disponendo la possibilità di rivalutazione e variazione del gettito attraverso la modifica delle tariffe.La novità, introdotta in sede di conversione del decreto n. 95, sembrerebbe derogare al principio dell’invarianza di gettito, originariamente sancito dal citato comma 817. Sul tema si era già espressa anche la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per il Lazio che, nella delibera n. 11/2025,Nel parere n. 216/2024, la Corte dei conti per la Lombardia aveva poi chiarito che il vincolo della parità di gettito va inteso nel senso di una applicazione regolamentare del nuovo sistema del canone unico patrimoniale tale da assicurare un gettito complessivo tendenziale equivalente a quello ottenuto con il sistema precedente (che prevedeva distinti tributi ora accorpati) per non compromettere il principio degli equilibri di bilancio già all’atto di istituzione del canone unico, mantenendo prevedibilmente il precedente livello di pressione impositiva derivante dai canoni e dai tributi sostituiti.
Sbloccati gli aumenti del canone unico patrimoniale
Analogamente si sono pronunciati il Tar Veneto, sentenza n. 1428/2021, confermato da Tar Lazio, sentenza n. 3248/2022, nonché più di recente il Tar Sicilia, con la sentenza n. 313/2025, la quale ha evidenziato che: “al fine di evitare possibili contrarietà con l’articolo 23 della Costituzione, conduce inevitabilmente a ritenere il dato dell'”invarianza di gettito” quale limite “bidirezionale” per le determinazioni comunali: l’Ente, infatti, ha il potere di disciplinare il canone in modo da arrivare sino a tale soglia, ma non può superarla. Diversamente opinando, infatti, la disciplina verrebbe ad essere sospettata di incostituzionalità non avendo il legislatore statale indicato parametri e limiti specifici ulteriori per delimitare il potere di determinazione “in aumento” del canone da parte dei Comuni”. Allo stesso modo si è pronunciato il Ministero dell’economia e delle finanze a Telefisco 2025.
