Riscossione, c’è un nuovo ente; Imu, Tari, multe: alla società del Mef la riscossione locale; Serve una riforma di sistema, non un capro espiatorio; Corte conti, sì al risarcimento del danno erariale da pagamento di una multa del Garante privacy.
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Riscossione, c’è un nuovo ente.
Enti locali, nasce un nuovo ente per la riscossione dei tributi di comuni, regioni e province. La riscossione di multe, tari e co. troverà una nuova casa diversa da Agenzia delle entrate Riscossione (Ader). In legge di bilancio si sancirà lo strappo prodromico anche a una fase più complessa dell’affido dei ruoli vecchi ceduti a questa neonata società . La nuova realtà potrà vedere la partecipazione di Amco società per azioni del ministero dell’economia che con l’acquisizione nel febbraio 2025 di Exacta ha acquisito una specifica competenza anche nella gestione dei crediti deteriorati della pubblica amministrazione. Una indiretta conferma arriva anche dal documento di finanza pubblica che come ha informato il ministero dell’economia nella notte del 15 ottobre è stato trasmesso a Bruxelles il Documento programmatico di Bilancio (Dpb).
Imu, Tari, multe: alla società del Mef la riscossione locale.
Nel cantiere della legge di bilancio spunta anche un nuovo soggetto nazionale per il recupero di Imu, Tari, multe e delle altre entrate degli enti locali. L’idea punta dritta su Amco, la società del Tesoro specializzata nella gestione dei crediti deteriorati: sarebbe chiamata a «provvedere alle attività di riscossione» di Comuni, Città metropolitane e Province che decidessero di affidarsi a lei, in una scelta spontanea però solo fino a un certo punto. Perché negli enti in cui la riscossione zoppica, il mancato affidamento ad Amco porterebbe a sanzioni, draconiane nella bozza scritta al ministero dell’Economia. Alla stessa Amco, poi, potrebbe essere destinata la cessione dei vecchi crediti locali (25 miliardi nel magazzino della riscossione, di cui sei giudicati recuperabili) di cui si discute da tempo.
L’Agenzia, che pure secondo la relazione tecnica sul magazzino mostra un tasso di riscossione del 43,7% delle entrate locali al netto di sgravi e annullamenti, perderebbe quindi compiti, pur essendo impegnata in un piano di crescita degli organici (470 nuovi assunti sono in arrivo) senza che, al momento, sia previsto alcun passaggio di personale con Amco. L’affidamento alla società del Mef sarebbe opzionale solo per le amministrazioni più in salute. Se la macchina delle entrate zoppica, il quadro cambia drasticamente. Perché in questi casi, precisa la bozza, «il ricorso ad Amco è obbligatorio alla scadenza dei contratti in essere con i soggetti affidatari della riscossione». E chi non si adegua si vedrebbe applicare «la sospensione dei trasferimenti a qualunque titolo», con l’eccezione dei fondi Pnrr e Pnc, e il blocco totale di assunzioni, contratti a termine e collaborazioni, salvo quelle finanziate da altre Pa. L’obbligo scatterebbe quando il tasso di riscossione delle vecchie entrate ancora non incassate (i «residui») è inferiore alle soglie che sarebbero stabilite da un decreto del Mef (tra le ipotesi è circolata quella di un minimo del 15% per i tributi e del 25% per le entrate extratributarie come multe, canoni e tariffe).
Serve una riforma di sistema, non un capro espiatorio.
Giudicare l’efficacia della riscossione coattiva senza considerare questa selezione iniziale è una distorsione metodologica. In questo contesto, l’ipotesi di separare la riscossione per tipologia di ente – erariale da una parte, locale dall’altra – rischia di aggravare il problema. Più attori significa più frammentazione: il Comune potrebbe imporre un fermo per la Tari mentre l’Agenzia iscrive ipoteca per l’IVA, in assenza di un coordinamento strategico. Al contrario, servirebbe una piattaforma unica capace di integrare posizioni fiscali, previdenziali e locali, e di analizzare il profilo complessivo del contribuente. In fondo, il sistema della riscossione è una colonna portante della finanza pubblica. Ma perché funzioni, deve essere considerato un asset strategico, non un terreno di contesa politica. L’Agenzia delle EntrateRiscossione non è il problema: è parte della soluzione. Servono regole nuove, strumenti moderni e una visione unitaria che restituisca coerenza e dignità a un compito essenziale dello Stato.
Corte conti, sì al risarcimento del danno erariale da pagamento di una multa del Garante privacy.
Le sanzioni pecuniarie comminate alla Pubblica amministrazione per violazione delle norme in materia di protezione dei dati costituiscono danno erariale indiretto, di cui rispondono i funzionari e dirigenti inadempienti. Lo ha stabilito la Corte dei conti – Sezione giurisdizionale per la Valle d’Aosta (sentenza n. 36 del 2025) che ha condannato il responsabile del trattamento dei dati personali della giunta della Regione Valle d’Aosta al pagamento del danno erariale (euro 8.000) per non aver ottemperato alle prescrizioni del Garante della privacy.
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Il video
https://www.youtube.com/watch?v=aIIdEhYTNq0
Il podcast
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