Stampa & Tributi del 09 Febbraio 2026

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La Cassazione supera i target Ue

La Cassazione civile raggiunge e supera gli obiettivi indicati dall’Unione europea per i fondi Pnrr. Bruxelles, infatti, aveva prescritto di raggiungere un tempo medio di definizione dei giudizi, il cosiddetto disposition time, di 977 giorni entro il 30 giugno 2026, ma già nel 2025 la Suprema corte è riuscita a scendere a 863 giorni. È stato «sfidato» anche l’arretrato tributario, che rappresenta circa il 40% delle pendenze alla Suprema corte: risultano infatti definiti 2 mila ricorsi in più rispetto al 2024. Guidano invece la classifica dei procedimenti sopravvenuti i 1.098 ricorsi proposti in tema di fallimento. Nel settore penale il disposition time è di 122 giorni, nettamente inferiore al target Pnrr 2026 di 166 giorni, ma un po’ superiore a quello rispetto al 2024. I reati economici trattati, come l’evasione fiscale (1.054 nel corso del 2025), non emergono «nella loro reale dimensione».

Sanatoria liti, il Comune non può sospendere i termini processuali

Il Comune che delibera la definizione agevolata delle liti pendenti non può stabilire una sospensione dei termini processuali, ad esempio, ai fini della proposizione dell’appello, poiché ciò non è previsto dalla normativa di riferimento, anche se è auspicabile un intervento legislativo correttivo. Disco verde invece alla possibilità di disporre la definizione agevolata della tariffa rifiuti (Tia) puntuale, nonostante si tratti di un’entrata che non appare nel bilancio comunale. Queste le risposte date a Telefisco 2026, in materia di sanatorie sui tributi locali, dal dipartimento delle Finanze del Mef. Le due questioni sollevate riguardano la previsione della legge di Bilancio 2026 (articolo 1, commi 102 e seguenti, legge 199/2025) che consente agli enti territoriali di deliberare forme di definizione agevolata delle proprie entrate, incluse quelle afferenti al contenzioso pendente. La disciplina di riferimento è interamente rimessa al regolamento locale, con l’unico limite rappresentato dal fatto che la sorte capitale non può mai essere intaccata, mentre possono essere azzerati sanzioni e interessi.

Atto nullo in parte, l’ente calcola lo sgravio

Nel caso in cui intervenga una sentenza definitiva del giudice tributario, che annulli in parte l’atto impositivo, l’ente ha l’obbligo di agire in conformità alla statuizione giudiziale adottando i consequenziali provvedimenti di sgravio e, nel caso, di rimborsare l’eccedenza versata. In caso di debito residuo, dovranno essere emessi i necessari atti di liquidazione dell’importo dovuto. A chiarirlo è stato il Mef in risposta a un quesito formulato nel corso del Telefisco.

Autotutela sostitutiva ampia

Gli enti impositori possono adottare in qualsiasi momento gli atti di autotutela sostitutiva, qualora rilevino dei vizi formali o sostanziali riguardanti gli accertamenti emanati. Può essere annullato un accertamento viziato e può essere emesso un altro atto, anche se non è sopravvenuta la conoscenza di nuovi elementi, nonostante ciò comporti la richiesta di un tributo maggiore e di una sanzione più elevata. Il provvedimento frutto dell’attività di riesame deve essere notificato entro il termine di decadenza. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, sezione tributaria, con l’ordinanza 1284 del 21 gennaio 2026.

Lo schema d’atto obbliga sempre al contradditorio

Anche in assenza di obbligo di contraddittorio preventivo, qualora l’Ufficio scelga di notificare uno schema di atto, si applicano integralmente le regole procedimentali previste per il contraddittorio obbligatorio, sia ai fini dell’adesione sia con riferimento alla sospensione dei termini di impugnazione. Non di rado in presenza di atto di recupero di crediti inesistenti – escluso per legge dall’obbligo di contraddittorio preventivo – gli uffici notificano comunque uno schema di atto. Successivamente, soprattutto nei casi in cui il contribuente non abbia presentato osservazioni allo schema di atto, notificato l’atto di recupero, qualche ufficio ha rappresentato al contribuente che avrebbe potuto presentare istanza di adesione fruendo di termini per la presentazione dell’istanza entro i termini di impugnazione e, soprattutto che avrebbe potuto fruire do ulteriori 90 giorni per l’impugnazione dell’atto.

Diritto di abitazione, fa fede un atto registrato

Il diritto di abitazione attribuisce al contribuente utilizzatore dell’immobile la legittimazione passiva al versamento dell’Imu; tuttavia, l’atto che assegna questo stesso diritto deve risultare da una documentazione a data certa registrata. Sono le conclusioni della sezione quinta della Cassazione civile tributaria, che si ricavano dalla lettura dell’ordinanza n. 33622/2025 depositata in cancelleria il 22 dicembre 2025.

Irreperibilità, ricerche in chiaro

In tema di procedura di notificazione agli irreperibili il messo notificatore che accerti l’irreperibilità assoluta del destinatario deve indicare dettagliatamente le ricerche effettuate. La sottoscrizione di un modello prestampato che riporta generiche espressioni senza specificare le ricerche impedisce il controllo del suo operato e comporta l’invalidità della notifica. Sono le conclusioni che si leggono nell’ordinanza n. 33429/2025 emessa dalla sezione quinta della Cassazione civile tributaria, depositata in cancelleria il 22 dicembre scorso.